Si vive di lenta costruzione

Di il 28 Febbraio, 2025
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In più di 200 per il terzo evento di Mediatrends con il direttore Carlo Castorina e la giornalista di Sky Tg24, Chiara Piotto, ospitato nella libreria Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano

Forse, qualcuna delle oltre 200 persone che ieri hanno affollato la sala eventi della Feltrinelli in piazza Piemonte è tornata a casa ripensando o commentando un argomento o un passaggio della conversazione tra il direttore di Mediatrends Carlo Castorina e la giornalista di Sky Tg24 Chiara Piotto.

Molte di loro si erano iscritte per partecipare al terzo evento organizzato dal nostro magazine, alcune erano in cerca di un libro e hanno deciso di fermarsi ad ascoltare.

È per loro e soprattutto per chi, di proposito o per caso, deciderà in futuro di leggere, ascoltare o vedere i nostri contenuti e partecipare ai nostri eventi che Mediatrends esiste e prova a migliorarsi di giorno in giorno.

“E domani, dove ci informeremo?” è stato il terzo incontro organizzato dal magazine, dopo aver portato più di 100 giovani a discutere del futuro dell’informazione ad Aedicola Lambrate e aver commentato le ultime elezioni americane al museo del Risorgimento di Milano.

Con Castorina e Piotto, a moderare l’evento ospitato dalla libreria Feltrinelli c’era Ludovica Taurisano, ricercatrice in storia e comunicazione politica, mentre il giornalista e consulente Valerio Bassan è stato invitato sul palco per un intervento come esperto di innovazione tecnologica nel settore dell’informazione.

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Da sinistra a destra, Ludovica Taurisano, PhD in storia e comunicazione politica, Carlo Castorina, direttore di Mediatrends, e Chiara Piotto, giornalista di Sky Tg24.

Tre domande per lo stesso futuro

“Quello che sta succedendo a TikTok negli Stati Uniti ci è utile, come una medicina. Ci apre gli occhi su una realtà che ha sempre contraddistinto i social media, ben prima che Washington pensasse di vietare l’app cinese: queste piattaforme non sono neutre”, ha detto Piotto, nell’introduzione al suo intervento al primo dei tre grandi temi toccati nel corso dell’appuntamento.

“La neutralità assoluta non esiste”, ha aggiunto la giornalista, che su Sky Tg24 conduce il programma Connessi.

Castorina ha ripercorso le tappe che hanno portato alla situazione attuale, in cui il destino di TikTok in America è appeso a varianti politiche fondamentali: una legge, approvata lo scorso anno, che vieterebbe l’utilizzo della piattaforma dallo scorso 19 gennaio, un ordine esecutivo del presidente Donald Trump che ne posticipa l’entrata in vigore al prossimo 5 aprile e la possibilità di trovare un acquirente locale per la versione statunitense dell’app, in accordo con Pechino.

Elementi che dimostrano come questa vicenda “vada ben oltre i social media e riguardi, oltre alla sicurezza nazionale, la concorrenza globale e le tensioni fra Stati Uniti e Cina”, ha sottolineato Castorina.

“Ci sono altri due aspetti”, ha aggiunto il direttore di Mediatrends. “Uno economico: TikTok genera ogni anno 24 miliardi di dollari negli Stati Uniti. L’altro legato alla libertà d’espressione”.

Per questi motivi, milioni di americani – così come la maggioranza del pubblico presente all’evento in Feltrinelli, a cui è stato chiesto il proprio parere – sono contrari alla chiusura dell’app.

Accanto al destino di TikTok, diventato una delle più importanti fonti di informazione, una seconda determinante del futuro dell’informazione è il rapporto fra le redazioni e l’intelligenza artificiale.

Da un punto di vista economico è, per i gruppi editoriali, un’ulteriore fonte di ricavo all’interno di una necessaria strategia di diversificazione.

“La decisione di un giornale di procedere per vie legali o concedere licenze per i propri contenuti dipende dal proprio modello di business”, ha sottolineato Castorina.

“Per realtà come l’Associated Press, che trae profitto dalla licenza dei suoi contenuti, stipulare un accordo è una scelta logica”, ha aggiunto. “Altri dipendono più dalle entrate derivanti dal traffico web. Fornire materiale a una società di IA ridurrebbe la necessità dei lettori di visitare direttamente i loro siti”.

La preoccupazione diffusa è che l’IA rappresenti il colpo di grazia per le redazioni, già provate da pesanti ristrettezze economiche.

Molti esperti sono scettici sulla possibilità che i chatbot finiscano per sostituire i cronisti, mentre concordano sul fatto che l’intelligenza artificiale sta cambiando il modo di raccogliere, verificare e dare le notizie.

Ieri, sui gradoni della Feltrinelli, ci si è quindi chiesto, come domanda conclusiva, se i giornali di carta sopravviveranno a questi stravolgimenti.

“Non si tratta di interrompere la stampa dei giornali tout court, ma di smettere di stamparli così come sono oggi, ossia 40-50 pagine di carta focalizzate sui fatti”, ha detto Piotto, ricordando come la lentezza del cartaceo rispetto alle varianti del digitale non sia più – da anni, ormai – un modello sostenibile.

“Dovremmo ripensarli sul modello dell’approfondimento invece che su quello delle notizie”.

Quello che invece va difeso è il lavoro della redazione che i giornali li realizza ogni giorno, ha ricordato Bassan.

“Ho paura che, nel momento in cui venisse abbandonata la carta, possa perdersi anche l’attività dei giornalisti che lavorano insieme. Per cui”, sostiene l’ex consulente del Sole 24 Ore, “anche se si dovesse passare al modello all digital, spero lo si possa fare seguendo un approccio che salvaguardi e metta al centro il lavoro della redazione”.

Proteggere la professione giornalistica significa anche “difendere il concetto di autorevolezza”, in un contesto in cui “le grandi testate hanno perso la capacità di decidere l’agenda delle notizie”, a causa dell’estrema varietà dei mezzi di informazione, ha concluso Castorina.

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L’evento “E domani, dove ci informeremo?”, organizzato da Mediatrends e ospitato dalla libreria Feltrinelli in piazza Piemonte a Milano.

Tempo al tempo

Oltre ad adattarsi all’IA, il giornalismo deve guardare a sé stesso.

“Non bisogna essere troppo compiacenti verso le audience, ma talvolta occorre provare a offrire uno strumento di supporto per comprendere quello che accade”, ha detto Paolo Iabichino, scrittore pubblicitario e direttore creativo e fondatore dell’Osservatorio Civic Brands con Ipsos.

Iabichino, che insieme a molti esperti e manager nel campo della comunicazione e dell’informazione ha assistito all’evento di Mediatrends in Feltrinelli, ha ricordato il primo incontro del magazine con Aedicola Lambrate, di cui è socio.

“Mi aveva impressionato la quantità di ragazze e ragazzi arrivati per sentir parlare di giornali di carta, sotto il sole. E stasera”, ha continuato, “sta succedendo qualcosa di simile. La sala è piena di giovani che vogliono ascoltare e parlare di geopolitica dell’informazione e capire perché impatti sulla vita di tutti”.

Dell’importanza degli eventi dal vivo come modo di fare giornalismo ha parlato anche Alessandro Magnoni, direttore delle relazioni istituzionali di Magneti Marelli e docente al master in media relation e comunicazione d’impresa dell’università Cattolica.

“L’incontro di oggi è l’apice del lavoro che c’è dietro Mediatrends“, ha detto. “È in queste occasioni che, grazie al confronto con i professionisti e l’apertura al dibattito, ci si può mettere alla prova e imparare”.

Eventi simili, ha evidenziato Jonathan Heywood, capo della comunicazione di Prysmian, “sono un modo efficace per consentire a Mediatrends di affermarsi con un magazine di riferimento nel campo dell’innovazione e della comunicazione e interagire con il suo pubblico”.

Il nostro progetto, però, è solo all’inizio.

Il prossimo 6 aprile, Mediatrends celebrerà il suo primo compleanno.

Nell’editoriale di presentazione, Castorina dichiarava di voler “creare un magazine che parli della comunicazione intesa non come settore – non esiste definizione più errata -, bensì come tutto ciò che ci circonda”.

È la motivazione che continua a guidare la rivista, dalla redazione interna ai collaboratori, e la base per ogni nuovo prodotto – dalla recente sezione Mt. International che pubblica in lingua inglese i contenuti di spicco del magazine – alle novità in arrivo nei prossimi mesi.

Con la consapevolezza che si tratta di un lungo viaggio, durante cui nulla è scontato e ogni nuovo lettore rappresenterà un onore e una responsabilità in più.

Secondo Antonio Palmieri, fondatore della fondazione Pensiero Solido, “le persone, come i progetti, per acquistare consistenza hanno bisogno di tempo, costanza, determinazione e qualità”.

Il percorso passa da tappe come l’evento di ieri, che, ha proseguito, Palmieri, “ricorda l’importanza di una comunicazione costruttiva, in grado di offrire contenuti per comprendere come gli umani funzionano in rapporto alla tecnologia”.

Anche e soprattutto per Mediatrends, quindi, vale più che mai quanto scritto 35 anni fa da Ivano Fossati nella sua Discanto: “Si vive di lenta costruzione”.

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Journalist writing on European politics, tech, and music. Bylines in StartupItalia, La Stampa, and La Repubblica. From Bologna to Milan, now drumming and writing in London.

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