La lotta per il copyright, da Alden alla Casa Bianca

Di il 04 Aprile, 2025
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Il secondo gruppo editoriale più grande degli Stati Uniti continua la causa contro Google e Microsoft, ma l’IA potrebbe aiutare un settore in crisi come quello dei media tradizionali

Sulle pagine di almeno 60 giornali americani di editori del gruppo Alden Global Capital è arrivata una pioggia di accuse contro OpenAI e Google.

Alden, il secondo più grande editore di giornali negli Stati Uniti, ha infatti reagito su carta alla richiesta che i due colossi – Google e Microsoft, il principale investitore di OpenAI – hanno fatto alla Casa Bianca, cioè di consentire l’accesso a dati protetti da copyright per lo sviluppo dei propri modelli.

Non è la prima volta che Alden si mette a capo della battaglia dei giornali contro l’IA.

La sua prima azione legale risale allo scorso maggio, dopo quella avviata dal New York Times a dicembre del 2023, tramite lo stesso studio legale Rothwell, Figg, Ernst & Manbeck.

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La sede del New York Times a New York, realizzata dall’architetto italiano Renzo Piano. Foto: Flickr.

I capi d’accusa

Le big tech sostengono che l’uso dei dati messi a disposizione dai giornali rientri nell’uso legittimo delle informazioni a cui si può avere accesso tramite i motori di ricerca.

Dunque, l’uso di questi dati per “allenare” l’IA rientrerebbe nell’attuale legge sul copyright in vigore negli Stati Uniti.

Una posizione che non ha avuto un grande seguito. Ad esempio, Financial Times, Axel Springer e Associated Press hanno piuttosto tentato la via degli accordi economici.

Invece, il New York Times e il gruppo Alden restano fermi sulle proprie posizioni, cioè proteggere il lavoro di creativi, scrittori, artisti.

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JD Vance, vicepresidente degli Stati Uniti. Foto: Flickr.

Nuovo presidente, meno regole

Questo frangente storico sembra però volgere a favore delle richieste di minor regolamentazione da parte delle società di tecnologia.

A febbraio, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ha intimato all’Unione Europea di evitare norme troppo stringenti che potrebbero penalizzare queste nuove tecnologie.

A questo si aggiunge la scarsa considerazione che il presidente Donald Trump, supportato da Steve Bannon, ha dei media tradizionali.

Un rapporto burrascoso sfociato in una guerra aperta lanciata dall’amministrazione contro le testate critiche nei suoi confronti.

La Casa Bianca punta infatti quasi esclusivamente sui nuovi media e su Fox News, canale televisivo con cui ha ottimi rapporti.

In un momento in cui l’ecosistema mediatico attorno ai giornali tradizionali ha radicalmente messo in crisi il modello di business, correre ai ripari con accordi bilaterali potrebbe svantaggiare i giornali che hanno avviato cause legali.

Un’azione lobbistica compatta potrebbe trasformare la sfida dell’IA in un’opportunità e generare accordi economici vantaggiosi per il settore in crisi.

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Ludovica Taurisano è dottoranda di ricerca in Global History and Governance per la Scuola Superiore Meridionale di Napoli, con un progetto di ricerca sull’editoria popolare e l’informazione politica negli anni Sessanta e Settanta. Con una formazione in teoria e comunicazione politica, si è occupata di processi di costruzione dell’opinione pubblica; ha collaborato con l’Osservatorio sulla Democrazia e l’Osservatorio sul Futuro dell’Editoria di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Oggi è Program Manager per The European House – Ambrosetti. Scrive di politica e arti performative per Birdmen Magazine, Maremosso, Triennale Milano, il Foglio, Altre Velocità e chiunque glielo chieda. Ogni tanto fa anche cose sul palco.