L’IA di Bloomberg prevede nuovi dazi americani che non esistono

Di il 03 Aprile, 2025
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L’intelligenza artificiale sbaglia spesso. La testata finanziaria ne fa uso per riassumere i propri articoli, ma quest’anno ha già dovuto correggere più di 30 errori gravi

L’IA è entrata da tempo nel settore dell’informazione, spesso in forme non troppo invasive, per esempio per generare riassunti o trascrizioni vocali e scritte degli articoli, come nel caso del Time.

Altre funzioni sono state sperimentate.

Il Washington Post ha uno strumento chiamato “Ask The Post”, a cui i lettori possono fare domande su quello che leggono.

Si potrebbe pensare che almeno su queste mansioni di riorganizzazione delle informazioni l’IA generativa sia ormai quasi impeccabile, ma Bloomberg, importante testata finanziaria, ha sperimentato in prima persona che non è così.

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La sede europea di Bloomberg nella City di Londra. Foto: Wikimedia Commons.

Un errore non da poco

Come scrive il New York Times, sono oltre 30 i riassunti generati dall’IA che i giornalisti di Bloomberg hanno dovuto correggere nel corso dell’anno.

L’ultimo proprio mercoledì, in uno dei bullet point riassuntivi generati dall’intelligenza artificiale per introdurre i contenuti di un articolo sugli imminenti dazi imposti da Washington al settore automobilistico.

L’IA utilizzata dalla testata ha prima correttamente anticipato che il Presidente Donald Trump avrebbe di lì a poco annunciato nuovi dazi quello stesso giorno, ma poi si è inventata la data in cui la Casa Bianca avrebbe dato inizio a una nuova ondata di dazi.

Così come Bloomberg, anche altre testate hanno incontrato problemi simili.

In un articolo del Los Angeles Times, ad esempio, l’IA aveva minimizzato il ruolo storico e l’ideologia razziale del Ku Klux Klan.

Prendere o lasciare

Bloomberg ha dichiarato che il 99% dei riassunti rispetta lo standard editoriale e che c’è sempre trasparenza sui contenuti rivisti o generati con il supporto dell’IA.

Le parole chiave sembrano essere quindi “integrazione” e complementarietà: un orizzonte che però non sembra portare molto lontano da dove si è già.

Oggi l’IA viene usata per superare la sindrome della pagina vuota, per fornire prime bozze su cui lavorare, e per traduzioni o sintesi, che poi devono sempre essere rilavorati e supervisionati dagli esperti e professionisti del settore.

Ma allora i giornalisti hanno ragione a essere così preoccupati o è una reazione esagerata?

Se, come dice John Micklethwait, caporedattore di Bloomberg, a contare sono le notizie e le notizie le cercano e le scoprono solo gli esseri umani, davvero si potrà fare un giornale soltanto con l’IA?

Forse sarà solo una questione di standard, cioè di cosa si definirà come “giornalismo di qualità”.

Se davvero l’IA rimpiazzerà alcuni ruoli all’interno delle redazioni, accadrà perché la produzione umana sarà diventata interscambiabile con i testi delle nuove tecnologie.

Come ha detto Federico Cabitza a Mediatrends, nel giornalismo e in tutti gli altri settori, si tratterà di tenere salde e affinare le nostre competenze.

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Ludovica Taurisano è dottoranda di ricerca in Global History and Governance per la Scuola Superiore Meridionale di Napoli, con un progetto di ricerca sull’editoria popolare e l’informazione politica negli anni Sessanta e Settanta. Con una formazione in teoria e comunicazione politica, si è occupata di processi di costruzione dell’opinione pubblica; ha collaborato con l’Osservatorio sulla Democrazia e l’Osservatorio sul Futuro dell’Editoria di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Oggi è Program Manager per The European House – Ambrosetti. Scrive di politica e arti performative per Birdmen Magazine, Maremosso, Triennale Milano, il Foglio, Altre Velocità e chiunque glielo chieda. Ogni tanto fa anche cose sul palco.